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Messaggio del Provinciale per la festa della Madonna del Rosario

06/10/2021 19:20

MJC

Messaggio del Provinciale per la festa della Madonna del Rosario

Il messaggio del Provinciale in occasione del 450 anniversario della vittoria di Lepanto

Ogni anno il 7 di ottobre la nostra Istituzione ricorda la solennità della Madonna del Rosario. La festa della Vergine, dapprima invocata col titolo "delle Vittorie" è fissata al 7 di ottobre in ricordo della data della vittoria della flotta cristiana a Lepanto, contro l'esercito ottomano. Questa data da sempre ha avuto particolare ricordo nella storia della cattolicità, e sopratutto quest'anno abbiamo l'obbligo maggiore di farne memoria poichè se ne commemora il 450° anniversario.

In prima battuta, può sembrare inopportuno che una vittoria militare, che ha portato morte e distruzione di altri uomini, seppur considerati "nemici", possa essere attribuita all'intervento celeste, in modo particolare alla Vergine Maria e al suo Rosario.

In realtà,  nella pedagogia di Dio, anche gli episodi apparentemente luttuosi possono essere fonte di salvezza. Del resto, tutta la Bibbia narra le prodezze di Dio che è "potente in battaglia" (Salmo 24), che atterra l'Egitto , che sommerge il Faraone e il suo esercito nel Mar Rosso, che abbatte le mura di Gerico.  La potestà divina si manifesta in Davide che vince Golia, nella lotta di Sansone, nelle guerre di Gedeone. Tali eventi storici, che mostrano la predilezione di Israele nei confronti di altri popoli, sono puntualmente ricordati nel "Grande Hallel" con cui il Popolo Eletto rende lode al Dio suo Salvatore.

Le guerre, le battaglie, figlie della natura decaduta dell'uomo e del peccato, se nell'Antico Testamento possono essere immagine dell'intervento attivo di Dio nella storia a fianco del suo popolo, nel Nuovo Testamento diventano figurazione, sebbene imperfetta, della lotta tra il bene e il male.

Su questa scia, infatti, sia Sant'Agostino sia San Tommaso parlano di "guerra giusta". Nessuno dei due santi dottori intende, in questo modo, avallare o incitare alla "guerra santa".  Nel cristianesimo sarà sempre regola massima e suprema l'amore per i nemici e la preghiera per i persecutori.  La Chiesa, nel corso dei secoli, ha, però, stabilito come deve comportarsi un cristiano di fronte ad una guerra inevitabile.  La dottrina, difatti, non autorizza mai la violenza privata, ma delega all'autorità costituita, ovvero allo Stato, il compito di vigilare, e se necessario intervenire, sul bene generale dei sudditi e dei cittadini. Chi, ad esempio, potrebbe biasimare l'azione militare che porti alla fine di una dittatura, si pensi agli orrori del XX secolo, e che liberi il popolo dall'oppressione e dalla morte?  Quest'uso di difesa, che l'ordinamento civile chiama "legittima", nella visione escatologica della storia si pone come la continua lotta tra bene e male, tra Michele e Satana. In questa lotta spirituale, che causa il peccato e degenera nell'odio che è matrice di tutte le guerre, possiamo leggere in filigrana la lotta della vita sulla morte. 

In questo solco si colloca, allora, il ricordo della battaglia vittoriosa di Lepanto attribuita alla Vergine Maria. Un popolo orante, in comunione col Pastore Supremo, che con la catena del Rosario in mano, prega affinchè la religione non venga annientata dalle terre europee. 

Già in passato, gli assalti islamici avevano tentato di distruggere la cattolicità in Europa, lasciando sul campo centinaia di martiri, dalla Spagna all'Italia, fino ai Balcani. 

Lepanto segna, seppur nel dolore di un combattimento armato, il momento in cui l'Occidente si ritrova attorno alla Croce, attorno a Maria, attorno alla sua identità più profonda. La vittoria di Lepanto non è, quindi, solo una vittoria militare contro l'impero ottomano. Tale è per i libri di storia. Per il cattolico, Lepanto è la vittoria contro il nichilismo, contro la paura, contro la tentazione di rinnegare Cristo e i suoi insegnamenti. E' la vittoria di un mondo che torna a guardare alla croce come vessillo di vittoria, segno ed emblema della vittoria finale di Cristo come unico Signore e Salvatore della storia. Tutti i popoli vedranno la sua gloria, tutti, nel suo sangue sono redenti e fatti figli dell'unico Padre. 

E allora, nel ricordo di una battaglia, chiediamo a Dio di smettere le nostre guerre e di riconsiderarci cristiani con le armi della preghiera, dell'impegno e della testimonianza. Di essere pronti anche noi a guardare alla croce, col rosario in mano, e combattere con queste armi spirituali, a fianco al papa e alla Chiesa,  contro la dissoluzione della fede che in Europa dilaga, più pericolosa e subdola che dei tempi di Lepanto.

Dice il papa Francesco che nessuna guerra è giusta. L'unica cosa giusta è la pace. E se, nel mondo e nella storia, il male si manifesta con l'oppressione dei popoli, spetta a noi pregare, come pregarono i cattolici di 450 anni fa, per suscitare l'intervento di Dio a favore del suo popolo. Lui soltanto, per l'intercessione della sua Santissima Madre, potrà trasformare ogni dolore in gaudio.

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