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Quella benedizione mai data nella storia

28/03/2020 14:31

MJC

Quella benedizione mai data nella storia

Il passo claudicante di Francesco attraversa la piazza deserta, battuta da una fitta pioggia. Al termine dei gradini del sagrato trovano posto licona

Il passo claudicante di Francesco attraversa la piazza deserta, battuta da una fitta pioggia. Al termine dei gradini del sagrato trovano posto l'icona della Salus Popoli Romani, e il Crocifisso miracoloso di San Marcello. Tenui candele tremano sull'altare nell'atrio della basilica vaticana.

"Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell'aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti". Così il papa squarcia il silenzio della piazza, nel suo grido a Dio, quasi un leggero rimprovero come quello degli apostoli che chiedono al Signore perchè dorme. E' il grido di aiuto di Simone che, pur camminando sulle acque, teme per la propria vita e quella dei suoi compagni. Ma Simone diventa Pietro, e comprende lui per primo che Gesù è il vero Signore della storia. Come Pietro nel cortile del pretorio piange amaramente per i suoi peccati, così il papa si fa carico dei peccati del popolo che guida, e li porta al cospetto del Signore: "Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereopiti con cui mascheravamo i nostri ego, sempre preoccupati della propria immagine; ed è stata scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci." 

E dopo la confessione, Simone diventato Pietro conferma i suoi fratelli indicandoci Cristo: "Abbiamo un'ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinchè niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore"

Francesco si avvicina all'icona della Vergine, che quasi sembra voglia oscurarsi, nella teca ombrata dalla pioggia, per far rifulgere suo figlio, prima nell'immagine del Crocifisso di San Marcello, e poi nella sua presenza viva e vera nel Santissimo Sacramento. 

Mai era stata impartita una benedizione Urbi et Orbi col Santissimo Sacramento, e mai oltre a Pasqua, Natale e l'elezione del Pontefice.  

Le campane a festa salutano la presenza di Gesù ancora nelle nostre strade, di Gesù medico del corpo, mentre un'ambulanza passa a sirene spiegate, e Gesù medico dell'anima, nelle tante persone che si segnano in ginocchio nelle loro case. 

Gesù si sveglia nella tempesta, e Pietro lo porta a guardare la sua gente: "Signore, benedici il mondo, dona salute al corpo e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura, ma la nostra fede è debole e noi siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: "Non abbiate paura" . E noi gettiamo in Te ogni preoccupazione, perchè Tu hai cura di noi".

 

 

Per il testo completo del discorso del papa del 27 marzo CLICCA QUI

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