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Una luce sul monte: il martirio degli Ottocento

14/08/2021 14:15

MJC

Una luce sul monte: il martirio degli Ottocento

Nella memoria dei santi Antonio Primaldo e compagni, martiri di Otranto, patroni della Milizia di Gesù Cristo

Ci possono essere giorni che cambiano per sempre la vita di ciascuno, e ci sono giorni in cui cambia per sempre la storia di un popolo. Come il 14 di Agosto del 1480 quando ottocento civili, ultimi supersiti di una guerra che aveva ormai preso la loro città, decidono di morire per non tradire la cosa che più sacra avevano: la fede.

Gli ottocento martiri di Otranto, condotti alla presenza del pasha, sul colle della Minerva, diedero esempio straordinario di fedeltà a Dio e alla loro Patria pagando fino a consegnare la propria vita. Per questo esempio di fortezza e di coraggio, che vede ottocento laici rifulgere nella gloria del cielo per la corona del martirio, la Miliza di Gesù Cristo li ha in grande venerazione, ponendoli a protezione dell'intera provincia italiana.

Li ricordiamo, oggi, con le parole di San Giovanni Paolo II, pellegrino ad Otranto in occasione dell'anniversario del martirio.

Così il santo pontefice si rivolse ai giovani lì accorsi: "

È questa una pagina luminosa e gloriosa per la storia civile e religiosa dell’Italia, ma, specialmente, per la storia della Chiesa pellegrina in questo mondo, la quale deve pagare, attraverso i secoli, il suo tributo di sofferenza e di persecuzione per mantenere intatta ed immacolata la sua fedeltà allo sposo, Cristo, uomo-Dio, redentore e liberatore dell’uomo.

Voi, carissimi giovani, siete legittimamente fieri di appartenere ad una stirpe generosa, coraggiosa e forte, che si specchia con compiacimento in quegli 800 otrantini i quali, dopo aver difeso con tutti i mezzi la sopravvivenza, la dignità e la libertà della loro diletta città e delle loro case, seppero anche difendere, in maniera sublime, il tesoro della fede, ad essi comunicato nel battesimo.

2. Non possiamo leggere oggi, senza intensa emozione, le cronache dei testimoni oculari del drammatico episodio: i cittadini di Otranto, al di sopra dei 15 anni, furono posti dinanzi alla tremenda alternativa: o rinnegare la fede in Gesù Cristo, o morire di morte atroce. Antonio Pezzulla, un cimatore di panni, rispose per tutti: “Noi crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio; e per Gesù Cristo, siamo pronti a morire!”. E subito dopo, tutti gli altri, esortandosi a vicenda, confermarono: “Moriamo per Gesù Cristo, tutti; moriamo volentieri, per non rinnegare la sua santa fede!”.

Erano forse degli illusi, degli uomini fuori del loro tempo? No, carissimi giovani! Quelli erano uomini, uomini autentici, forti, decisi, coerenti, ben radicati nella loro storia; erano uomini, che amavano intensamente la loro città; erano fortemente legati alle loro famiglie; tra di loro c’erano dei giovani, come voi, e desideravano, come voi, la gioia, la felicità, l’amore; sognavano un onesto e sicuro lavoro, un santo focolare, una vita serena e tranquilla nella comunità civile e religiosa!

E fecero, con lucidità e con fermezza, la loro scelta per Cristo! (...)

Il cristiano ama la sua patria terrena. L’amore della patria è una virtù cristiana; sull’esempio del Cristo, i primi suoi discepoli hanno manifestato sempre una sincera “pietas”, un profondo rispetto e una limpida lealtà nei confronti della patria terrena, anche quando erano oltraggiati e perseguitati a morte dalle autorità civili.

I cristiani hanno portato, durante il corso di due millenni, e continuano a portare oggi il loro contributo di lavoro, di dedizione, di sacrificio, di preparazione, di sangue per il progresso civile, sociale, economico della loro patria!" (Giovanni Paolo II, messaggio ai giovani, Otranto 5 ottobre 1980)

Che i santi martiri di Otranto continuino a vegliare sulla nostra Provincia e che aiutino tutti i membri della Milizia di Gesù Cristo ad essere fedeli fino alla fine alla propria vocazione di soldati di cristo e di cittadini esemplari.

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